Per indennità di maternità s’intende l’astensione obbligatoria dal lavoro della lavoratrice in determinati periodi, in particolare, durante i due mesi precedenti la data presunta del parto e i tre mesi dopo il parto. Durante il periodo di astensione obbligatoria prevista dalle legge, la lavoratrice ha diritto a conservare il posto di lavoro ed una indennità sostitutiva della retribuzione. Ne hanno diritto quelle donne che al momento della domanda non siano legate a un contratto di lavoro regolare, che siano cittadine italiane o comunitarie, purché provviste di permesso di soggiorno. Si è discusso molto quest’ultimo punto, poiché l’art. 74 D.lgs. 151/2001, andrebbe in contrasto con le direttive dell’Unione Europea. Ad esempio nel giudizio avanti la Corte d’Appello di Torino RGL 86/2018, una donna straniera nel giudizio contro l’INPS e il Comune di residenza, sosteneva che fosse stato violato il diritto alla parità di trattamento tra cittadini dei Paesi UE e stranieri extracomunitari, in quanto dopo aver fatto domanda all’INPS sull’assegno di maternità a questa gli fu negato. Il giudice d’appello ha accolto la richiesta della donna ritendendo appunto che il diritto interno contrastando con le norme del diritto dell’Unione Europea vada disapplicato e invece applicato il diritto comunitario.